Guide: quando si perdono le agevolazioni fiscali per l’acquisto come “prima casa”?

Le agevolazioni ottenute quando si acquista un’abitazione con i benefici “prima casa” possono essere perse e, di conseguenza, si dovranno versare le imposte “risparmiate”, gli interessi e una sanzione del 30% delle imposte stesse.

Questo può accadere se:
• le dichiarazioni previste dalla legge nell’atto di acquisto sono false
• l’abitazione è venduta o donata prima che siano trascorsi 5 anni dalla data di acquisto, a meno che, entro un anno, non si riacquista un altro immobile, anche a titolo gratuito, da adibire in tempi “ragionevoli” a propria abitazione principale.

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Guide: Il “credito d’imposta” per il riacquisto della “prima casa”

Chi vende l’abitazione acquistata con le agevolazioni ed entro un anno ne compra un’altra in presenza delle condizioni per usufruire dei benefici “prima casa”, ha diritto a un credito d’imposta pari all’imposta di registro o all’Iva pagata per il primo acquisto agevolato.
Il credito d’imposta spetta anche quando il riacquisto avviene con contratto di appalto o di permuta.

Con la circolare n. 12/E dell’8 aprile 2016, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, in considerazioni delle modifiche che hanno interessato la normativa in materia di “prima casa”, il credito d’imposta spetta anche quando il contribuente acquista la nuova abitazione prima della vendita dell’immobile già posseduto.

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Guide per l’acquisto: le imposte da versare

Le imposte da pagare quando si compra una casa dipendono da diversi fattori e variano a seconda che il venditore sia un “privato” o un’impresa e l’acquisto venga effettuato in presenza o meno dei benefici “prima casa”.

1. L’ACQUISTO SENZA I BENEFICI “PRIMA CASA”
Se il venditore è un’impresa, la regola generale è che la cessione è esente da Iva. In questo caso, quindi, l’acquirente dovrà pagare:
• l’imposta di registro in misura proporzionale del 9%
• l’imposta ipotecaria fissa di 50 Euro
• l’imposta catastale fissa di 50 Euro.

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Agevolazione prima casa: esclusi gli immobili aventi superficie utile complessiva superiore a 240 mq

Non possono beneficiare delle agevolazioni prima casa le Abitazioni ritenute di lusso, ivi comprese quelle di superficie utile complessiva superiore a 240 metri quadri, esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale ed il posto auto.

A chiarirlo è la sentenza della Corte di Cassazione n. 1178 del 2016, relativa ad un avviso di accertamento con quali l’Agenzia delle Entrate intendeva recuperare le somme dovute a fronte di una erronea interpretazione estensiva dell’art. 6 del dm 2/8/69 che aveva portato il contribuente ad escludere dal calcolo della superficie utile parti non comprese nell’elenco tassativo della norma.

Si ricorda che per beneficiare della predetta agevolazione, l’immobile oggetto della compravendita non deve comunque appartenere alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.

Fonte: PMI.it – 16 marzo 2016

“Rent to buy” e “Leasing abitativo”: affinità e differenze

Nell’incessante ricerca di strumenti giuridici che contribuiscano ad uscire dalla grave crisi in cui versa il settore immobiliare da ormai troppi anni, il nostro legislatore ha “lanciato” di recente due Istituti che a prima vista paiono così affini da sembrare assimilabili:
– il “Rent to buy“, disciplinato dall’art. 23 del D.L. n. 133/2014, convertito in L. n. 169/2014
– il “Leasing immobiliare” abitativo, istituto introdotto dalla recentissima Legge di Stabilità, n. 208/2015, commi dal 76 all’84 dell’art. 1.

Ma ad uno sguardo più attento le differenze, strutturali e di disciplina, tra le due figure, sono sicuramente più marcate delle affinità, pur esistenti.

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Aste giudiziarie: Imposta di registro fissa a 200 Euro

Nel testo del decreto sulla riforma delle Banche di Credito Cooperativo, è stata inserita una novità per quanto riguarda le vendite all’asta degli immobili nel 2016.

La novità riguarda l’introduzione di un’imposta di registro fissa di 200 Euro, prevedendo una netta riduzione rispetto alla proprorzionale del 9% per valore di assegnazione.
Una novità che che agevola la vendita di immobili in esito a procedure esecutive e dovrebbe favorire il recupero dei crediti, come si legge nel comunicato stampa di palazzo Chigi.

L’agevolazione è fruibile a condizione che l’immobile sia rivenduto nei due anni successivi, altrimenti si dovrà pagare l’imposta del 9%.

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